SCUOLA SENZA ZAINO

E’ possibile coltivare un sogno. E’ un’immagine di scuola colorata, distesa, giocosa, attraente… 

Il Modello senza Zaino fa riferimento a tre valori: Ospitalità, Responsabilità e Comunità.

 

Questo Modello favorisce:

  • l’organizzazione di ambienti scolastici che facilitano l’apprendimento e il benessere degli allievi e degli insegnanti,

  • l’uso di metodologie attive che prendono in considerazione gli alunni nella loro globalità: mente, corpo, emozioni, relazioni e affettività,

  • la costruzione di una scuola come comunità di ricerca e di condivisione di buone pratiche.

OSPITALITA’

Questo valore si riferisce innanzitutto all’organizzazione degli ambienti che sono pensati e realizzati in modo che risultino: accoglienti, ordinati, gradevoli, ricchi di materiali e curati anche esteticamente. Tutto ciò caratterizza l’intero edificio scolastico e anche gli spazi esterni. L’organizzazione dell’aula prevede delle aree distinte: tavoli, agorà, laboratori che rendono possibile la diversificazione del lavoro scolastico perché consentono di proporre più attività contemporaneamente.; ma tutto ciò permette anche lo sviluppo dell’autonomia, della capacità di scelta e la condivisione di una molteplicità di pratiche di gestione della classe. Un ambiente così strutturato permette didifferenziare e personalizzare l’attività didattica nel rispetto delle diverse intelligenze e dei diversi stili cognitivi, creando, quindi, una scuola “ospitale” perché progettata per tutti. La cartellonistica presente all’interno delle aule, ma anche negli spazi comuni, è particolarmente curata, i materiali sono posti con ordine in appositi scaffali, a portata di mano degli allievi che si trovano circondati da un ambiente di apprendimento efficace che favorisce il movimento e alimenta la loro autonomia.

RESPONSABILITA’

Questo valore richiama la libera adesione dell’allievo; è forte la convinzione che la crescita armonica e un’adeguata maturazione avvengono nel momento in cui la persona è in grado di cogliere il significato di ciò che gli viene proposto e per cui sono impegnate le sue risorse interiori: cognitive, emotive, affettive ed è richiesta la sua motivazione. Nel Modello senza Zaino, gli strumenti didattici possono favorire la conquista dell’autonomia e il rinforzo del senso di responsabilità. Nelle nostre aule, la segnaletica e la pannellistica permettono agli allievi di muoversi in autonomia e il docente assume il ruolo di regista, in particolare, il cartellone per l’uso corretto della voce ci aiuta a modulare il volume e a rispettare il silenzio, quando richiesto, senza l’aiuto del docente; il pannello delle responsabilità indica a ciascuno le proprie incombenze; gli schedari, a disposizione nei laboratori all’interno delle aule, con gli esercizi per potenziare e consolidare; il manuale che raccoglie le “istruzioni per l’uso” e i documenti della classe.

COMUNITA’

L’organizzazione degli spazi della scuola e dell’aula concretizza l’idea di Comunità e permette l’incontro e il lavoro condiviso dei docenti e degli allievi. L’apprendimento è un fenomeno sociale che avviene dentro relazioni significative, nel Modello senza Zaino viene data particolare cura alla qualità di queste relazioni favorendo, in questo modo, anche, i comportamenti pro sociali e collaborativi, che alimentano la condivisione e la negoziazione di significati. Il valore di Comunità si esprime anche nell’aula insegnanti, che viene curata con particolare attenzione affinché vi sia la creazione di una comunità professionale. Comunità, quindi, di pensiero, visione, pratiche e di luogo.

Nella scuola Senza Zaino vi è contemporaneamente: comunità di apprendimento comunità collegiale

comunità di cura comunità inclusiva comunità di ricerca.

La scuola diventa, quindi, un sistema di relazioni che evolve verso una comunità di pratiche. Una comunità educante in cui è presente un continuo scambio tra docenti e allievi.

L'approccio globale al curricolo (CGA)

Il Modello di Scuola SZ mette l’accento sull’organizzazione dell’ambiente formativo, gli elementi di diversa natura che intervengono a scuola si intrecciano gli uni negli altri. L’esperienza scolastica nel suo complesso è formativa ed è dunque necessario progettarla nella sua globalità, senza lasciare niente al caso.

Nella consapevolezza che si apprende più dall’ambiente, inteso anche come comunità, che dal singolo insegnante (Dewey, 1953), il contesto educativo è visto come un sistema complesso composto da una struttura materiale fatta di spazi, arredi, strumenti didattici, tecnologie ( l’hardware ) e da una struttura immateriale costituita dalle  relazioni, le competenze professionali dei docenti, degli allievi, le Indicazioni nazionali e i piani formativi, i sistemi di valutazione, ecc.  (il software). Questa attenzione all’ambiente formativo è definita in SZ Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach – GCA).

Anche  la persona è pensata nella sua globalità,  per cui sono considerate, come artefici di apprendimento, tutte le dimensioni proprie dell’individuo: quella cognitiva, corporea, relazionale, affettiva ed emotiva. Stessa considerazione per  la qualità dell’esperienza che ogni singolo allievo riesce a vivere a scuola: un apprendimento significativo e profondo parte dall’esperienza e ad essa ritorna; è stato inoltre dimostrato che sviluppare la competenza sociale aiuta nel successo scolastico.

Si può parlare poi di globalità in ordine ai saperi, recuperando l’esigenza di individuare il legame tra le discipline di studio, per evitare che la conoscenza risulti frammentaria e rigidamente ripartita in comparti isolati.

Il  CGA sostiene,quindi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali (2012), la connessione tra il cosa, cioè l’aspetto dei conte­nuti dell’insegnamento,  e il come che riguarda invece i modi dell’insegnare.

Dunque, l’Approccio Globale al Curricolo tiene conto che qualsiasi esperienza di apprendimento è situata in un ambiente, il quale instaura una relazione reciproca, coinvolgente, trasformante, con il soggetto che ne è parte.

John Dewey considerava “assurda e impossibile” (Dewey, 1972) la separazione tra le persone e le cose, nella

convinzione che fosse proprio l’azione scambievole nel contatto con gli oggetti a determinare un’attività dotata di intenzioni significative e coscienti. L’ambiente, quindi, è inteso come valore culturale che consente ai soggetti in formazione di affermare la loro esistenza, in un processo continuo di realizzazione personale e sociale.

La qualità della formazione parte dalla capacità dell’insegnamento di produrre cognizioni ed abilità, ma anche motivazioni intellettuali, equilibrio emotivo, capacità relazionale, gusto estetico, responsabilità, accettazione di sé e degli altri.

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